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"Non si risolve il problema applicando una regola, ma è il riflettere su un problema che stimola l´apprendimento"

(Seymour Papert)

 

 

 La Scuola e i nuovi scenari educativi   

Nell’attuale contesto economico e sociale, la Scuola è chiamata a modificare le sue finalità e obiettivi, perché l’informazione possa essere non soltanto “fruita” e “prodotta”, ma anche e soprattutto “gestita”, attraverso:

  •  La padronanza degli attuali strumenti di informazione e comunicazione;
  •  La capacità di selezionare le informazioni da elaborare al fine di crearsi una propria opinione;
  •  L’affinamento di adeguate capacità analitiche (pensiero convergente) da porre al servizio della propria creatività (pensiero divergente).

Appare pertanto non più procrastinabile l’esigenza di rivedere il ruolo della Scuola in generale, in particolare della fascia dell’Obbligo, non più depositaria di una cultura da trasmettere, quanto piuttosto Istituzione in grado di sollecitare e sviluppare nell’Allievo strumenti che lo pongano in grado di "pensare" e di apprendere in modo autonomo (Imparare a imparare): obiettivo principale, lo sviluppo del  “Pensiero critico”, inteso come “capacità intellettuale che va sviluppata e non un'attitudine che si eredita geneticamente (Cfr. Mario Mattarella, www.pensierocritico.eu).

L’adeguamento della Scuola alle nuove istanze educative, a partire dalla Legge 107/2015 e dall’introduzione del PNSD (Piano Nazionale Scuola Digitale) è spesso identificata con l’introduzione a fini didattici di dispositivi e ambienti a matrice digitale, nonché con l’adozione (sarebbe più giusto parlare di “recupero”) del “Coding” come attività in grado di sollecitare nell’Allievo un corretto approccio al Pensiero Computazionale e al “Problem Solving”.

Ferma restando l’indiscussa validità di tali "Artefatti Cognitivi" nel loro ruolo di sostegno dei processi di apprendimento, vi è però da osservare che la loro valenza educativa non può, a nostro avviso, definirsi intrinseca rispetto a questi strumenti. Non basta cioè introdurli in aula confidando nel loro puro impiego da parte di Docenti e Allievi per risolvere le problematiche connesse con l’apprendimento: è necessario modificare lo scenario didattico, vera architrave della Scuola, adeguandolo ad una visione costruzionista e ad una “pedagogia dell’errore” che vede quest’ultimo, e non il contenuto, come protagonista e non antagonista della crescita cognitiva e personale dell’Allievo.

Una problematica, quella descritta, che esige concrete risposta sul “come” e sul “cosa” fare.

Noi di A.N.F.OR. non disponiamo di soluzioni certe e infallibili (presuntuoso sarebbe il solo pensarlo), ma abbiamo delle proposte che quotidianamente sottoponiamo alle Scuole e ai Docenti, gratificati dalla loro fiducia e potenziati dalle loro critiche.

Lo facciamo convinti che solo ripensando la didattica e ponendola in rapporto sinergico con la “matetica” si possa pervenire ad una effettiva crescita della Scuola e di quanti vi operano: accettando prima di tutto di cambiare, per dirla con Ken Robinson, i paradigmi stessi dell’Educazione.

 

Giuseppe Albano

Responsabile Dipartimento Formazione